DiavoloRosso

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In breve

DIAVOLO ROSSO di Asti è una associazione senza scopo di lucro che offre spettacolo, arti e cultura stando sul mercato e destinando gli utili a nuove attività e a progetti di solidarietà

Era il 1995 quando Stefano Sardo e Fabrizio Napoli, tornando da un concerto del Primo Maggio di Roma in macchina verso il Piemonte, decidono di fondare una band insieme, per la quale arruolano subito il batterista Massimo Lorenzon, di Bra come loro. Si mettono a bazzicare a Torino per convincere Max Casacci a produrre il loro demo, e con quella acerba collezione di sei brani inediti su cassetta ottengono un risultato inatteso: un contratto discografico con Claudio Cecchetto, il king maker del pop commerciale anni ‘80. Umore Blu Neon, album di esordio dal sound pop elettroacustico con venature di soul bianco, esce nella primavera del 1997 per la FRI, registrato in Casa Sonica con la produzione artistica di Max Casacci. Risultato: molto airplay radiofonico, molti concerti e qualche sbracata esuberanza da testosterone. A partire dal secondo travagliato disco, 2M (1999), il rapporto con Cecchetto si chiude e i Mambassa ritorno nell’ambito indie cui sentono di appartenere, firmando con la Mescal. Il terzo disco, Mi manca chiunque (2002), è quello della maturità: abbandonata la formula a due voci con l’abbandono del vocalist Davide Tallone, la formazione si consolida sulla line up due chitarre (Nino Azzarà è la leading guitar dai tempi di 2M) basso e batteria, e il songwriting di Sardo e Napoli si affina, come è testimoniato da Il cronista, che diventa uno dei brani simbolo della band, che quell’anno va in tour coi Subsonica, aprendo i loro live nei palazzetti nel tour Amorematico. Il sound potente si asciuga e sale d’intensità con Mambassa (2004), quarto album omonimo prodotto da Davey Ray Moor dei Cousteau, che vede l’apporto importante di Gianfranco Nasso al basso. Ormai i Mambassa hanno un suono riconoscibile e un loro modo di scrivere canzoni, i riscontri critici sono spesso molto buoni e c’è un seguito non troppo numeroso ma fedele … Ma a questo punto Stefano Sardo ha cominciato a prendere la strada del cinema: vive a Roma e fa lo sceneggiatore e la band, radicata in Piemonte, ne risente. L’attività si riduce, e presto si chiude anche il rapporto con Mescal, e Nino Azzarà lascia la band. Sembra finita lì e invece dopo sei anni ecco un nuovo disco: LP esce nel 2010 con la EMI, che mette sotto contratto la band grazie ai buoni esiti del singolo Casting. La produzione è in mano ad Andrea Bergesio, ormai membro aggiunto della band, che li segue anche nella registrazione della colonna sonora del film Workers – Pronti a tutto, uscita per la Warner Chapell nel 2012. A questo punto l’attività cinematografica di Sardo si è fatta intensa (in pochi anni firma i copioni de la Doppia Ora, Tatanka, Il ragazzo invisibile, le serie Sky In Treatment e 1992) e la band per un po’ lavora a una nuova infornata di brani inediti di Fabrizio Napoli a forte prevalenza acustica, a cui poi Sardo aggiunge parole e voce. Ci vogliono tre anni perché questo lavoro prenda corpo ma finalmente nel 2015, il nuovo album – Non avere paura – è pronto. E’ il sesto disco ufficiale dei Mambassa ed esce (a novembre con Believe) a vent’anni da quel lontano viaggio in macchina Roma-Bra che sancì la nascita della band. Vista oggi, tutta la discografia dei Mambassa è una specie di lungo concept-album sui rapporti sentimentali incasinati, l’incomunicabilità, le ansie e le preoccupazioni di una generazione costretta a crescere e farsi adulta sotto la cappa asfissiante del ventennio berlusconiano.

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