DiavoloRosso

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In breve

DIAVOLO ROSSO di Asti è una associazione senza scopo di lucro che offre spettacolo, arti e cultura stando sul mercato e destinando gli utili a nuove attività e a progetti di solidarietà

Torna ad Asti una band che lasciò decisamente il segno al primo passaggio, una band che dal vivo cattura, rapisce, colpisce.
La chiamano così, guerra. I Verbal tornano nel fango del campo di battaglia con un Ep in digitale, succoso preludio all’uscita del long playing prevista nei prossimi mesi. “Called war” è lo stadio intermedio di una mutazione che ha avuto la sua genesi con l’album omonimo (registrato in presa diretta, uscito nel 2011) e che porterà la band a diventare una pericolosa macchina sonora.
Gli ultimi due anni in giro per l’Italia, con oltre 100 date, hanno indurito la scorza dei cinque musicisti pronti a tornare sul palco forti della potenza live che li ha sempre contraddistinti. Una decina le date in programma in poco più di un mese a partire da metà marzo.
Da quel palco i Verbal hanno mosso i primi passi e hanno presentato il primo disco.L’architettura dei cinque brani si inserisce nel solco di veemenza caleidoscopica di cui la band è tra i principali interpreti.
Rigore matematico e non solo. Panorami acidi e immediati, urla radiofoniche per oltrepassare la cortina di ferro, fitte trame ritmiche che si ripetono inesorabili. Fino al paradosso finale, la tregua di una guerra mai combattuta. Che spaventa, che inganna, che intrappola.
Il nucleo Verbal comincia a muovere i suoi primi passi a fine 2009, ed è composto da Marco Torriani (tastiere, voci sature, campionatore, tubi, giocattoli e sonagli), Isaia Invernizzi (chitarra, omnichord), Sebastiano Ruggeri (batteria) e Gregorio Conti (basso). Il gruppo trova il proprio assetto definitivo nel giugno 2013 con l’ingresso di Alessandro Adelio Rossi (chitarra, Moog) dopo il proficuo cammino percorso con il chitarrista Marco Parimbelli.
Tornano a marzo 2014 con l’ep “Called war” che segue l’omonimo album d’esordio, pubblicato ad aprile 2012 e che li ha portati ad esibirsi su oltre cento palchi in tutta Italia.
La musica dei Verbal è rigore matematico e non solo. Panorami acidi e immediati, urla radiofoniche oltre la cortina di ferro, fitte trame ritmiche che si ripetono inesorabili. Tenta di ricomporre il mondo fin dove è possibile. Ne immagina un’utopia dove tutto conviva in un’alternanza di implosioni ed esplosioni. Non ha una faccia ma varie, non ha una lingua ma molte, non ha un genere ma tanti. Poliforme e poliglotta, inquieta e trans-genere. Anzi, trans-rock.
Contamina math-rock e funk, post-rock cinematico e rumorismi. Vive di poliritmie e sovrapposizioni. E’ un quadro di Escher, un intestino di gomma e metallo, il parcheggio di un centro commerciale. E’ il battito del tuo cuore in scompenso. Dentro la metropoli in cui ti sei perduto. Due chitarre, un basso, batteria e tastiere che formano un mosaico di influenze e rimandi vissuti con piglio vitaminico e squarci di evocazione palpitante. Un suono che va oltre la musica ed usa le lingue come cose, privando le parole del loro significato. Per raccontare l’ipertesa afasia moderna con l’urlo ritmico-elettrico di un animale sonoro di 350 kg (strumentazione esclusa).
www.verbalband.bandcamp.com

 

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