DiavoloRosso

Cultura – Spettacolo – Solidarietà / prenotazioni 3202216402 – P.IVA 01229500051

In breve

DIAVOLO ROSSO di Asti è una associazione senza scopo di lucro che offre spettacolo, arti e cultura stando sul mercato e destinando gli utili a nuove attività e a progetti di solidarietà

Veronica Corapi, chitarra e flauto
Francesca Funnone, violoncello

Le Corde Distratte sono un duo classico nato nel 2010 composto da Miriam Stel (violoncello), in questʼoccasione sostituta da Francesca Funnone e Veronica Corapi (chitarra classica e flauto traverso). Il loro repertorio consiste in brani classici dalle sonorità pop/contemporanee, tratti per la maggior parte dal repertorio pianistico e chitarristico, ed arrangiati appositamente per la formazione. Tra questi autori ricordiamo Maurizio Colonna, Marco Rossetti, Celso Machado. Il Duo, dal 2010 ad oggi, ha avuto modo di esibirsi in numerose rassegne musicali e locali torinesi tra cui: Torino Capitale Europea dei Giovani al Palaisozaky, Carmagnola Sinfonia dʼEstate, Concerti dʼEstate presso il Punto Verde di Piazza dʼArmi, Torino.

PROGRAMMA
Klaus Badelt – Pirati dei Caraibi
Tradizionale Scozzese – Ashokan Farewell
Marco Rossetti – Memorie del Mare
Enrico Degani – Invenzione
Celso Machado – Paçoca
Maurizio Colonna – Omaggio al coraggio di un bambino
Luca Frasetto – Fete de la Lumiere
Heitor Villa Lobos – Bachianas Brasileiras n°5
James Hroner – Braveheart
Cammille Saint Saen – Danza Macabra
Tradizionali Irlandese – The Rocky Road To dublin, Drops of Brandy (Medley)
Ennio Morricone – Gabriel’s Oboe
Alain Bonnard – Adagietto
Mitica Bosnea – Night in Buenos Aires

ingresso 7 € compreso l’aperitivo a seguire

L’Az.Agr.Orazi Roberto in collaborazione con il Diavolo Rosso, vi invita a partecipare, venerdì 27 gennaio alle ore 19,30 alla “merenda sinoira” a base di canapa e peperoncino. Un rito antico per gustare pane, focaccia, grissini, crepes con derivati della canapa, salse variegate piccanti e non, verdure miste, salumi, formaggi tipici del territorio, torta al cioccolato e dolce di riso.
Il titolare Roberto Orazi assicura che “tutto sarà rigorosamente preparato con materie prime a km zero, gran parte di nostra produzione e lavorate con semplicità, rispettando le caratteristiche di ogni alimento. La nostra è una continua ricerca su ciò che è buono e fa bene al nostro equilibrio psicofisico. Tra le nostre attività, organizziamo anche cene a tema, in collaborazione con altre aziende, presso strutture di ogni genere, avendo a disposizione un cuoco della nostra azienda”.
Prezzo: € 15
Prenotazioni: 3458322104 – 3497759699
e-mail: orazi.orazio@tiscali.it – www.ilsaltafolletto.it

Al Diavolo L’Arte è uno spazio espositivo autogestito, noi vi diamo il luogo, sta a voi sfruttarlo al meglio!

Nel suggestivo cortiletto interno, sotto la grande luna di carta, abbiamo ricavato un’area riparata (abbastanza), calda (forse) e silenziosa (poco). Quanto di più adatto per ospitare una esposizione personale: quadri, foto, disegni, sculture post moderne, sassi antropomorfi o quasiasi cosa voi riteniate di voler condividere.

Mandate al Diavolo la vostra Arte!

Cecilia aveva nove anni, quando è venuta a trovarmi a Quetta, vicino al confine afgano. La mamma l’aveva scoperta con un paio di mie foto sotto il cuscino. “Le tiene lì come fossero dei santini” – mi disse Teresa al telefono – probabilmente non capisce perché sei così spesso lontano da lei. Abbiamo deciso, veniamo a trovarti, saremo lì tra quattro giorni.”
E io sono andato in crisi, ancora una volta. Con la testa che si affolla di pensieri e vecchi ricordi. Di me e cecilia che passavamo giornate interminabili a costruire case e giocare coi trenini sulla moquette marrone di camera sua. Noi due a gironzolare a quattro zampe per casa, a inventarci ogni giorni un nuovo “gioco degli animali” con tutte le possibili varianti, a fare gli orsi a caccia di salmoni nel torrente che scorreva a fianco del lettone della mia camera. E poi su su, fino ai tempi dell’asilo comunale, l’ineguagliabile asilo di Gabri e Mara che mi facevano vedere mia figlia crescere di giorno in giorni… Ho passato con Cecilia secoli di felicità, e a chi recitava la litania “goditela adesso, perché quando crescerà cominceranno i problemi” ho sempre risposto: “stronzate, Cecilia è Cecilia”.
Ma forse ho esagerato, nella mia presuntuosa convinzione che il gioco fosse fatto, forse ho creduto che quegli anni spesi insieme potessero essere un investimento per la vita, forse ho preteso che una bambina di nove anni capisse un padre che sta via mesi e torna solo per cambiare le valigie. E mi ha preso l’angoscia, che è molto peggio della paura che a volte capita di provare in situazioni di guerra. L’angoscia di averla persa, di averla ferita, di aver rotto quel rapporto che era la cosa più bella che avessi costruito in quarant’anni. Avevo bisogno di Cecilia, subito…
Forse ero ancora in tempo, forse l’incantesimo non era ancora svanito, ma sentivo di dover fare in fretta.
Sono andato a prenderle a Karachi, in Pakistan. Lei e Teresa dovevano arrivare con un volo notturno che ha ritardato quattro ore e che mi ha fatto ricominciare a fumare per altri dieci anni, dopo che avevo smesso da mesi. E Cecilia, ancora una volta, è stata quella bambina forte, geniale, schiva generosa che da sempre conoscevo. E’ venuta a Quetta con me, un atterraggio un po’ così su una pista ghiacciata mentre lei spiegava alla mamma che tutto sarebbe andato per il meglio.
Quella sera mi hanno chiamato in ospedale poco prima di mezzanotte. Non ho fatto in tempo a posare il telefono, che Cecilia era già sveglia, ed è bastato uno sguardo per capire che sarebbe venuta anche lei. Così è finita che ci siamo andati tutti in ospedale, con Teresa a chiedermi se non sarebbe stata un’emozione troppo forte… Erano in cinque, stesi sulle brande nella grande sala dove si raccolgono i feriti. Li stavano lavando con stracci bagnati, per togliere la polvere che si deposita addosso quando bisogna viaggiare a lungo, per sentieri di montagna, perché qualcuno ti possa curare. Feriti del conflitto afgano, tre di loro bambini. Uno poteva avere gli anni di Cecilia, col cervello che gli colava sulla guancia. Accanto a loro, madri vestire di nero avvolte nei larghi chador.
Ho visto Teresa uscire da quella stanza inorridita e con gli occhi lucidi, ma Cecilia è rimasta. Ha voluto persino venire in sala operatoria, vi è stata per ore a guardare quegli strazi, a cercare di farsi una ragione nel suo cuore grande grande, a sforzarsi di giustificare suo padre che non stava più a giocare coi trenini o a seguire i suoi progressi a scuola. Ancora una volta ho ricevuto da Cecilia una grande lezione. Avrei potuto, e dovuto, cercare di spiegarle il perché delle mie partenze e delle mie assenze. Forse non avrebbe avuto bisogno delle mie foto sotto il cuscino. Ma non l’avevo fatto, e allora è venuta lei da me, per capire e per farmi capire che non potevo tenerla fuori dal gioco. Era cresciuta, più di quanto potessi immaginare, non era più solo il mio cucciolo di orso né il mio pulcino. Era anche, e soprattutto, una bambina con il diritto di conoscere e di giudicare le mie scelte, le scelte di suo papà. Siamo usciti dalla sala operatoria, Cecilia era sveglissima, come sempre di fronte a qualcosa che le interessa.
Abbiamo trovato Teresa ad aspettarci nella sala buia dove si beve il tè e ci si riposa tra un intervento e l’altro. Chissà perché portava gli occhiali da sole, mentre camminavamo per l’ospedale illuminato dalle tante stelle dell’inverno afgano. Ci siamo avviati verso la macchina. Rahman, uno dei bambini feriti che avevamo finito di operare mezz’ora prima, camminava davanti a noi avvolto in una coperta e accompagnato da un infermiere che reggeva la bottiglia della flebo e lo scortava verso la sua tenda. Una grande fasciatura bianca gli copriva il braccio sinistro. Avevamo dovuto amputarlo sopra il polso, la mano spappolata da una piccola mina, una PFM-1 di fabbricazione russa. Camminava in silenzio, senza un lamento.
“Ma è quel bambino che era in sala operatoria” ha esclamato Cecilia. “Perché non piange?”
Ne abbiamo ragionato a lungo, abbiamo cercato di capire perché i bambini, quei bambini, non piangono. Mi ha sollecitato a parlare della miseria che si fa routine, della presenza silenziosa della tragedia, e a volte della morte, che diventa condizione di vita. Forse è questa quotidianità della tragedia che li prepara a non piangere. Abbiamo parlato di quei bambini, e di quelli che da noi si rotolano istericamente per terra per non cambiare il cerotto dell’ultima spellatura sul ginocchio. Non ci siamo detti nulla il giorno dopo, c’è un linguaggio muto e segreto tra noi. Ma ci siamo sentiti più insieme, siamo perfino tornati a essere la “famiglia orsi”. E sono spariti i “santini” da sotto il cuscino.

(tratto dal libro  Pappagalli Verdi  di Gino Strada)

Cecilia ha oggi 32 anni ed è presidente di Emergency.

 

Nella profonda verde forestA

ottobre 10th, 2011

C’era una volta, non molto tempo fa, e forse neanche così lontano da dove si vive ora, una profonda verde foresta, dove vivevano molti animali. Vivevano in relativa armonia, tranne quando un animale veniva mangiato da un altro animale come talvolta accade in una profonda verde  foresta. Questa è la storia della vita e della morte, e la continuazione della vita; il ciclo naturale delle cose, come sono e come sono destinate ad
essere.
Un giorno, un incendio infuriò nella profonda verde foresta.
Tutti gli animali fuggivano o prendevano il volo per cercare di salvarsi dall’inferno. Durante la fuga si disperavano al pensiero di quello che stavano lasciando dietro di sé: la loro unica casa. Raggiunta una distanza di sicurezza alcuni animali si fermarono a guardare il furioso incendio, e notarono una piccola macchia di rosso nel cielo azzurro, che andava avanti e indietro, da un chiaro fresco lago, alla profonda verde foresta in fiamme. Chi era? Era il colibrì dalla gola rossa. Nel suo becco trasportava poche gocce d’acqua per cercare di fermare il fuoco.
Volava avanti e indietro, avanti e indietro, avanti e indietro di nuovo. Gli animali erano stupiti e guardavano increduli il volo del colibrì dalla gola rossa.
Il leone ruggì: “Colibrì dalla gola rossa, cosa pensi di fare lassù con poche gocce d’acqua?”
Per nulla scoraggiato il piccolo colibrì dalla gola rossa rispose:
“Sto facendo quello che posso.”

Wangari Muta Maathai (1940-2011)
Premio Nobel per la Pace nel 2004 per il suo impegno a favore dello sviluppo sostenibile, della democrazia e della pace. Fermamente
convinta nel portare avanti una campagna per la conservazione dell’ambiente e il buon governo ha piantato attraverso il Kenya’s
Green Belt Movement, circa 40 milioni di alberi in tutta l’Africa.
Piantiamo qui un albero per ricordarla.

Abbiamo provato il momento dell’ebbrezza dell’infinito, senza limiti di spazio e di tempo, ma lì non siamo restati, perché calava la sera, perché dovevamo o andare avanti o ritornare. Bivacchi • Attorno al fuoco dei bivacchi si parla, si ascolta, ci si emoziona. “Corpo mistico” (mer1); “Que viva Frida” (gio2); “Arrivano i malgasci” (ven3); “Paint & roll” (sab4); “Abbracciami forte” (dom5). Viaggi e soste • Resoconti e presentazioni di veri viaggiatori. Galeano (mer1, ven3, sab4), Gusmeri (mer1), Mensah-Schramm (gio2), Salza (gio2), Panebarco (gio2), Paquet-Ponchione (ven3), Minervino (ven3), Caramel (sab4), Nori (sab4), D’Amico (sab4), Salinari (dom5), Bruccoleri (dom5), Sollier (dom5), Buffa (dom5). Tulp fiction • Il fior fiore della letteratura olandese. Brokken (gio2), Benali (gio2), De Kat (ven3), De Jong – Fabregas (sab4). Omelia • Non c’è mai una casualità anche nelle cose più fortuite. Nasce così “l’Omelia laica” di Andrea Gobetti (dom5 h14). Mostre • “Tempi”, rielaborazione grafica della (non) linearità del tempo, a cura di Roberto Fassone e Myriam Graziosi (sala della Giada); “Foto che Capitàno”, le lastre del capitano D’Albertis (grotta del milodonte); “The Hate Destroyer”, cancellare vuol dire testimoniare (sala dei giganti); “Di tempo e di luce”, le contraddizioni di un’Italia inquieta foto di Tano D’Amico (grotta del milodonte); “La via del pane”, uomini e cibo tra Asti a Delhi, di Rasulo e Catalano. Letture e meditazioni • Da “Indignatevi!” di S. Hessel, raccolta firme per il Nobel 2011. Spettacoli • “English Garden” Quintorigo (mer1), “Canzoni, parole e valigie” Lorenzo G. Galli (gio2); “Musica cosmica” Caramel (ven3); “Concerto genovese” Banda di Piazza Caricamento (ven3); “S/t” con i Selton (sab4); “Io e i CCCP” con U. Negri (dom5); Voice Link (dom5). Proiezioni • Tutti i giorni dalle ore 15 a Tout Cinema (Locanda del Pellegrino) proiezioni dei video degli ospiti del festival. Libreria • Al festival la libreria è gestita da “Il Punto”. Vini • L’enoteca, sotto le volte del “portego de mezo”, offrirà degustazioni e aperitivi a prezzi calmierati. All’offerta di vini del territorio si aggiungerà la presenza in ogni giornata di produttori singoli o associati disponibili a dialogare in diretta con chi vorrà  assaggiare i loro vini. Momenti informali che consentiranno di conoscere realtà emergenti della nostra enologia di qualità, occasioni di scambio di opinioni e incontro. Hanno già dato la loro adesioni nomi significativi del panorama enologico piemontese e nazionale. Ogni giornata ci sarà dunque il vignaiolo ospite oltre alla consueta proposta di vini dalla cantina del Diavolo Rosso. Cucine MER1 Caffé Basa glia ore 20 Flan di verdure con salsa di formaggio, pasta alla norma, pollo limone zenzero, torte di mela, torta al cioccolato TAVOLE ETNICHE GIO2 SERATA ITALIANA ore 20 Tortino di patate e acciughe, Bagnun di Riva Trigoso, Pasta al Forno vegetariana, Torta di riso verde, Pasta al forno ligure, Doba, Frittatine con insalata di fagioli, Verdure alla griglia, Carpione. VEN3 EUROPA ore 20 Gyros, Mousaka, Tris di torte salate, Tzatziki e crema di ceci, Pita Gyros, Gulasch, Paella, Samosa con salsa di yogurt e salsa di ceci, Pasta al forno con scamorza, Tris di dolci. SAB4 Sud Americana ore 20 Empanadas di carne e verdure, Pastel de papa, Pata de cerdo con salsa, Budino di pane, Rojel, Melanzana alla parmigiana, Frittatine con insalata di fagioli, Pollo con riso, Fajitas, Samosa con yogurt e ceci. DOM5 Giro Mondo ore 20 Piatto Tamil (polpette di carne/ pesce con frittatine), Riso Indiano al Cocco con pollo al Curry, Tabulè, Tajine con carne e prugne, Pasta al forno con melanzane. SPECIAL DISHES GIO2 VEN3 SAB4 DOM5 ore 20 AREA Giostra “Km zero”: robiola con marmellata di peperoni, prodotti biologici dettati dal “Buonsenso”. Schiacciatine e salumi, Empanadas, Acciughe al verde, Bruschette miste. AREA Dolci Crema catalana, Panna cotta, Mousse di cioccolato, Torte di Daniella, Creps cioccolato/ Marmellate. VEN3 SAB4 ore 20 Banc hetto  Vegano Humus, Stelle filanti, Cannell-“ini” verticali, Insalata “quasi” russa, Flan di carote, tofu&….bacelli, Sformatini al tarassaco, Quinoa al pesto di rucola e noci dell’Amazzonia, Rose tricolori, Pan – 8 spezinato, Riso in mix con fave e pomodori secchi, Soba tuttoverde, Giop gris al sesamo e papavero, Bavarese di fragole, Millefoglie colorata, Pasticceria naturale.

TANGO

gennaio 15th, 2011

l’ultima domenica del mese il Diavolo diventa una milonga che ospita ballerini professionisti e amanti del Tango.

Indi(e)avolato ROBERTO ANGELINI

gennaio 15th, 2011

Indi(e)avolato ROBERTO ANGELINI
Cantautore colto, chitarrista sopraffino, jazzista raffinato, discografico indipendente. Roberto Angelini è un artista a tutto tondo dal talento inesauribile ed egregio polistrumentista. Presenterà l’ultimo acclamatissimo album “La vista Concessa” con un live Set incredibile in cui suonerà e canterà autocampionandosi, cimentandosi con chitarra acustica, tastiera, drum machine, theremin, didjeridoo. Il tutto accompagnato da video proiezioni appositamente studiate.

CHIARA BURATTI E FRANCESCO VISCONTI
Il nostro Concerto – al pianoforte “magicamente“ Flavio Costa

Indi(e)avolato Lab: ARTURO FIESTA CIRCO
In un grande bicchiere da cocktail, un vecchio barista molto molto esperto, fece scivolare blues, jazz, la cara canzone d’autore, una briciola di Brassens, e una punta di folk da osteria. Dopo aver ben miscelato, lo assaggiò: aveva Inventato il Circo. Questa inimitabile orchestrina, guidata dal capobanda Sergio Arturo Calonego, ruba da ogni tasca una nota, un gusto, un suono, un sorriso, e lo trasforma in una pista di sabbia dove uno dopo l’altro si esibiscono domatori di leoni, delicate danzatrici, clown e ubriaconi.